venerdì 12 febbraio 2010

NO AL PONTE SENZA INDUGI


Appello per una mobilitazione collettiva il 13 febbraio alle 9,30 all’Hotel Plaza di Villa S. Giovanni

“No al Ponte sullo Stretto, senza indugi”

Pensano al Ponte e intanto fanno le passerelle. Dopo la farsa dell’avvio dei cantieri dello scorso 23 dicembre, il circo del Ponte sullo Stretto torna alla carica con una altisonante due giorni tra Messina e Villa San Giovanni. Questa volta annunciano la presentazione del progetto: ma è l’ennesima messinscena del governo.

Tutto è bloccato fino a fine marzo. Eppure il ministro Altero Matteoli, l’ad della Stretto di Messina Piero Ciucci e gli altri big dell’affaire (Impregilo, Rfi, Eurolink ecc.) piovono tra Calabria e Sicilia a pronunciare l’ennesima bugia, quella più grossa. Perché al momento il Ponte sullo Stretto non ha un progetto esecutivo. È l’ennesima prova della totale inaffidabilità dell’esecutivo sulla questione grandi opere: ormai hanno rinunciato da tempo a motivare con dati e argomenti il sì al Ponte, facendo propaganda spicciola e populismo. Ecco perché non tocca a noi indicare una via alternativa, sciorinare cifre e tabelle, progetti alternativi e altro ancora. Diciamo semplicemente no. E ci limitiamo ad aggiungere i tanti sì che il buon senso impone e i miliardi del Ponte rendono attuabili: riqualificazione e messa in sicurezza del territorio (per evitare una nuova Giampilieri), lavoro “verde” e a prova di mafia, viabilità potenziata e razionale, collegamenti ferroviari e marittimi adeguati.

Un altro dato è ormai chiaro: quella del Ponte non è una semplice vertenza territoriale, ma è una vertenza politica a tutto tondo. Chiama tutti alla massima responsabilità. Occorre immediatamente prendere posizione, per fermare un progetto scellerato che il governo vuole portare avanti a tutti i costi con il metodo commissariale. Quello stesso metodo che, proprio in queste ore, è messo sotto accusa dalla magistratura (caso Bertolaso).

Quella di sabato è un’iniziativa aperta al pubblico. Ecco perché lanciato un vivo appello a tutti i sostenitori del No Ponte, alla cittadinanza villese, alle associazioni, ai partiti, alla società civile. Alziamo la voce. Finalmente.

Associazione “OTTOMINUTI”

venerdì 30 ottobre 2009

IL CASO DI STEFANO CUCCHI: MORTO PER UNA "CADUTA" IN CARCERE ECCO LE FOTO MOSTRATE DALLA FAMIGLIA






Queste sono le foto scattate al cadavere di Stefano Cucchi, il detenuto morto nel carcere di Regina Coeli, a Roma. È stata la stessa famiglia ad autorizzarci a pubblicarle. Sulla sua morte serve verità, così come chiede la sua famiglia. Stefano venne fermato il 15 ottobre scorso per droga al Parco degli Acquedotti di Roma. È morto all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre dopo essere passato per gli ambulatori del Tribunale, del carcere di Regina Coeli e dell'ospedale Fatebenefratelli senza avere mai la possibilità di essere visitato dai parenti. Oggi, in una conferenza stampa organizzata al Senato dal presidente di 'A buon diritto' Luigi Manconi, a cui hanno partecipato anche l'avvocato dei Cucchi Fabio Anselmo e alcuni parlamentari, tra i quali Emma Bonino, Rita Bernardini, Felice Casson e Renato Farina, sono state distribuite ai presenti queste foto. Agli occhi dei genitori si e' presentato, secondo la ricostruzione, con il volto tumefatto, un occhio rientrato, la mascella fratturata e la dentatura rovinata. ''L'atto di morte e' stato acquisito dal pm - ha spiegato il legale Fabio Anselmo - per cui non abbiamo in mano nulla, se non le foto scattate dall'agenzia funebre e un appunto del medico legale. Non sono stati riscontrati traumi lesivi, a quanto appare, chepossono averne causato la morte. Si parla di ecchimosi ed escoriazioni e sangue nella vescica, per cui e' difficile saperequando e soprattutto come e' morto''. Stefano, a quanto confermail legale, soffriva di epilessia. Il Ministro Alfano ha parlato di “caduta accidentale dalle scale”. Ma non basta. E ora il padre di Stefano chiede la verità anche al ministro La Russa. “Mio figlio in quei momenti era sotto la tutela dello Stato – ha detto Giovanni Cucchi - dunque questa vicenda non può passare sotto silenzio. E dato che e' stato preso in consegna dai Carabinieri chiediamo chiarezza anche al ministro della Difesa Ignazio La Russa''.





fonte:

http://www.cnrmedia.com/notizia/newsid/6267/il-caso-di-stefano-cucchi-morto-per-una-caduta-in-carcere-ecco-le-foto-mostrate-dalla-famiglia.aspx

mercoledì 19 novembre 2008

L'ASSOCIAZIONE OTTOMINUTI REPLICA A CONFCOMMERCIO

MA COS'E' LA LEGALITA' A REGGIO CALABRIA
Viste le polemiche di questa settimana riguardo, “La vendita del pane sottocosto”,riteniamo opportuno chiarire, in modo definitivo, quali sono i nostri intenti e cosa sono i Gruppi di Acquisto Popolare.
Su cosa sia un G.A.P. ci viene in soccorso la lingua italiana: la dicitura gruppo di acquisto popolare significa che un gruppo di persone si riunisce per acquistare insieme determinati prodotti, così che a fronte di un grosso quantitativo richiesto si possa ottenere un prezzo più basso, senza però essere costretti a rinunciare alla qualità del prodotto.
Quindi quello che facciamo, non è vendita,ma distribuzione; ed è importante chiarirlo non solo a fini formali ma anche sostanziali, altrimenti non parleremmo di G.A.P. E’ come se il condominio in cui viviamo si riunisce e decide che un condomino fa la spesa per tutti da un grossista, poi il tutto si divide secondo l’ordine effettuato.Noi facciamo esattamente la stessa cosa: distribuiamo il pane in piazza per dare la possibilità a chi ancora non è iscritto al G.A.P. di potersi iscrivere e fare l'ordine per la distribuzione successiva.Questa pratica produce un doppio effetto:1) aumentano i quantitativi ordinati quindi il prezzo diminuisce. Questo spingerà i produttori verso una riduzione generalizzata dei prezzi (sono regole del libero mercato).
2) rompe l’isolamento della gente che comincia a rendersi conto che socializzando, cooperando, può migliorare la qualità della vita.
Partendo da un atto concreto, il risparmio sulla spesa,chi acquista comincia a comprendere che la domanda di un collettivo è parecchio diversa da quella di un singolo; iscrivendosi al G.A.P., si può riacquistare dignità tolta dall’indigenza e dal carovita, si può tornare ad avere voce e chiedere e pretendere ciò che spetta di diritto.
Si passa dalla logica che considera “il vicino è il mio nemico”propagandata dalla politica e dai media alla logica in cui io e il mio vicino insieme otteniamoqualcosa per tutti; interrompe la guerra fra poveri.
Passiamo ora al rispetto delle norme igienico sanitarie.
Il pane distribuito è confezionato direttamente dal produttore e riporta l’etichetta indicante tutti i riferimenti necessari secondo la normativa vigente.
Questo dimostra che anche oltre a rispettare le regolerispettiamo anche i consumatori avendo dimostrato che si può avere pane di qualità ad un prezzo popolare.
Ci chiediamo se la CONFCOMMERCIO e l’autorità politica siano riuscite a fare altrettanto; la nostra del resto è una guerra al carovita e non ai panificatori, infatti, il pane è stato acquistato dal gap da un panificatore locale, quindi, applicare il prezzo di 1€ al kg è possibile.
O qualcuno pensa che abbiamo comprato il pane sulla luna?

Infine vogliamo precisare ai signori della CONFCOMMERCIO che hanno tanto a cuore la legalità, quanto segue:
hanno mai sentito parlare delle commesse che lavorano a nero proprio negli esercizi commerciali del Corso Garibaldi? Hanno verificato con gli ispettori del lavoro se i contratti vengono rispettati?
Conoscono la situazione i genico sanitaria delle mense , delle scuole, degli asili, e delle aziende?
Sono sicuri che il fenomeno dell’abusivismo commerciale e del rispetto delle norme igienico-sanitarie si stato messo a rischio solo dall’iniziativa della nostra associazione?

venerdì 16 maggio 2008

DECOLLATURA 16 17 MAGGIO

PER RILANCIARE UN NUOVO CICLO DI LOTTE
In vista dell’incontro nazionale del Patto di Solidarietà e Mutuo Soccorso che si terrà a Riace il 24 e il 25 maggio, la rete delle realtà calabresi di lotta che vi aderiscono si è riunita il 26 aprile al C.S.O.A. Cartella di Reggio Calabria, insieme alle soggettività messinesi con cui si condividono problematiche e lotte.Al di là dell’impossibilità di alcune realtà di partecipare all’incontro, è stata un’occasione per ritrovarsi e per confrontarsi sulle contraddizioni che la nostra regione esprime, sempre più stridenti e che confermano una linea di tendenza storica nel segno dell’espropriazione e del degrado, che oggi si radicalizza e sembra diventare definitiva negli esiti.La Calabria come estrema periferia coloniale dell’“impero” Europa si trova oggi più che mai oggetto di interventi devastanti che, se non efficacemente contrastati, comprometteranno definitivamente ogni equilibrio ecologico e sociale e renderanno invivibili, se ancor più possibile, le condizioni delle popolazioni che vi risiedono.Dal Pollino allo Stretto, la lista delle doglianze di questa terra martoriata si fa infatti sempre più lunga e terribile.A partire dall’interminabile e strumentale emergenza ambientale ch e, anche qui, ha assecondato la nefasta opzione inceneritorista, senza eliminare, anzi cronicizzando, le speculazioni economico-mafiose delle discariche legali e abusive.Seguendo il filo degli interessi di chi continua a sostenere che gli inceneritori valorizzano e che i rifiuti sono fonte energetica rinnovabile, si arriva presto agli appetiti del capitalismo energetico che vuole imporci il più grande rigassificatore tra quelli previsti in Italia e intorno a questo una miriade di centrali, tra biomasse, turbogas e carbone, ad appestare l’aria di una regione che già esporta più del trenta per cento dell’energia prodotta.Ancora, seguendo gli intrecci societari che mischiano singolarmente l’elettricità con i rifiuti e l’acqua nell’unico grande business dei servizi pubblici locali, sempre meno pubblici in verità e ancor meno servizi, incontriamo la più grande multinazionale del ramo, la francese Veol ia, cui sono state svendute le nostre risorse idriche, come già altrove in Italia aumentando tariffe e disservizi, ma in un contesto, qui, dove spesso farsi una doccia è un lusso. A questo si somma la desertificazione quale effetto, il più distruttivo, dei cosiddetti “mutamenti climatici”, che proprio nella Calabria trova la regione più esposta d’Italia.Ma le nuove devastazioni non eliminano quelle vecchie, e con suggestivi nomi come Europaradiso ecco ripresentarsi gli speculatori dell’industria turistica, locale, nazionale ed internazionale, che continua a consumare scelleratamente il territorio al punto da rendercelo inguardabile ed inagibile.Fino ad arrivare, lungo la stessa via di cemento armato, alle piccole, grandi e grandissime opere, che dietro la mistificante chimera del “ponte sul mediterraneo” ci vogliono seppellire vivi tra i piloni del Ponte sullo Stretto, e prima ancora prospettarci un futur o pr ossimo d’interminabili cantieri, come quelli della famigerata A3, senza risolvere e anzi aggravando il problema di come spostarci da paese a paese, da costa a costa, o di partire e ritornare in condizioni di viaggio dignitose e umane.Per non parlare infine di porti e zone franche, ovvero di Gioia Tauro “volano dello sviluppo regionale”, tanto magnificato da istituzioni e grandi imprese quanto terribile nelle condizioni neoschiavistiche che vi s’impongono ai lavoratori, ostaggi di una terra che paga caramente la propria fame di occupazione e benessere...Lo scenario che si profila è dunque quello di una regione condannata dal capitale e dai suoi governi alla monocultura più infestante, quella che prende il nome di logistica e vuol dire terra destinata a ospitare impianti inquinanti, mezzi di trasporto ultraveloci in transito e turisti stagionali in massa; terra sempre più degradata e priva di abitanti, salvo pochi l avorant i schiavizzati, ché chi non emigra perché non vuole o non può è destinato a morire di ‘ndrangheta, repressione o nocività.Tutto questo a vantaggio del blocco economico sociale dominante che coniuga notabilato locale in cerca di nuove clientele, imprenditoria variamente collusa sempre a caccia di finanziamenti da malversare e capitale mafioso da reinvestire e moltiplicare attraverso questi mega-appalti, con tutto il sanguinolento corollario di lotte per l’egemonia territoriale condotte a forza di bombe e mitragliate.Al di là di ogni analisi politicamente schierata, arrivano le inchieste della magistratura a confermare la saldatura storica di questo complesso di potere con la politica nazionale, che ne raccoglie i consensi, e il grande capitale, che lo usa come puntello per saccheggiare selvaggiamente un territorio e sfruttarne liberamente la popolazione.Per fare qualche nome, Italcementi, dell’industrial capitano Pesenti, icona del cementifero e sottosviluppato capitalismo nostrano, si scopre legata alle cosche della piana di Gioia Tauro, come succede specularmente in Sicilia tra la gloriosa Calcestruzzi e Cosa Nostra, per governare gli appalti e garantirsi una manodopera sottomessa e sottopagata.Ecco che questa saldatura si rinnova oggi attraverso l’ondata delle grandi opere, con cui le cordate del capitale italiano pensano di affrontare la fase di crisi recessiva acuta, pompando i profitti attraverso l’investimento pubblico… che novità!Impregilo, che vuol dire Gavio, Benetton, Capitalia, e appunto Pesenti… ma pure la concorrente Astaldi, la più antica Ansaldo e le megacooperative rosse (???)… e ancora Belleli e poi ancora De Benedetti, coi suoi rigassificatori e le sue centrali, per finire ai colossi del capitale pubblico energetico Enel ed Eni.Tutti accompagnati e concorrenti delle multinazionali europee, che nell’Unione fortezza del libero mercato unificato possono ora venire anche loro qui a sradicare alberi ed aprire cantieri.Ma non ci siamo riuniti per suonare le campane a morto della nostra terra.L’incontro è stato soprattutto l’occasione per fare il bilancio di un anno di lavoro e lotte.Perché se lo scorso è stato l’anno della fioritura in tutt’Italia del Patto del Mutuo Soccorso, attraverso una moltiplicazione dei fronti di lotta, è vero anche che la Calabria ha visto il rinascere di un movimento territoriale diffuso che non si vedeva dai tempi dell’epocale lotta contro la megacentrale a carbone di Gioia Tauro; un movimento che trova i prodromi negli anni di mobilitazione continua contro la minaccia, mai veramente sventata e oggi nuovamente in auge, del Ponte sullo Stretto.La manifestazione del 22 dicembre a Gioia Tauro, contro tutti gli impianti inquina nti e per la difesa dei beni comuni, ha rappresentato il momento di piazza più qualificante di questa stagione, con ottomila persone mobilitate, presente anche una delegazione del presidio di Grottaglie, mentre contemporaneamente a Crotone si protestava contro la megadiscarica e a Napoli contro il nuovo scellerato piano rifiuti… una giornata che prefigurava l’unità d’azione meridionale delle lotte territoriali.Ma quella era anche una giornata che sanciva la saldatura tra la resistenza della popolazione della piana e la lotta della più importante realtà occupazionale dell’area: il porto di Gioia Tauro. Abbiamo così verificato come la protesta contro gli impianti inquinanti possa acquisire uno strumento d’impatto micidiale come lo sciopero, che tra i portuali registrò quel giorno un’adesione dell’80%. A partire da quel momento abbiamo approfondito i legami tra queste due lotte, rompendo l’isolamento che soffocava quella dei portuali, secondo le intenzioni criminalizzanti della multinazionale che gestisce il porto e che li vorrebbe acquiescenti e sottomessi a ringraziare per il posto di lavoro elargito.Ma al di là di momenti di piazza più o meno riusciti, abbiamo riconosciuto la necessità di confrontarci e riflettere sulle difficoltà del lavoro quotidiano nei territori. La pratica dell’autorganizzazione, come momento di crescita di quella coscienza collettiva necessaria per costruire percorsi di lotta duraturi ed efficaci, si misura sulla nostra capacità di radicamento e messa in responsabilità diretta della popolazione che risiede in questi luoghi. In questo senso, si è voluto problematizzare le forme comunicative con cui ci relazioniamo alla società civile, individuando in questo il presupposto di ogni sviluppo della lotta. “Parliamo come mangiamo” si è detto, a sintetizzare l’esigenza di strategie comunicative che sappiano superare la diffidenza spontanea che in questi contesti si respira verso i discorsi “politici”. Deideologizzare il nostro lessico è dunque il primo passo. Ma le nostre non sono campagne d’opinione e l’autorganizzazione non si esprime nei convincimenti ma nella lotta fattiva. Per questo, il problema della comunicazione va posto in relazione con la necessità di creare spazi di socializzazione nei quali il nostro messaggio possa tradursi in pratica collettiva.Perché al di là delle suggestioni esotizzanti di moda nei salotti radical-chic della metropoli, non è affatto vero che il Mezzogiorno d’Italia sia ancora la terra delle comunità integre e felici, dei valori autentici e delle tradizioni sane. Il Mezzogiorno e la Calabria in particolare è ancora la terra dei paesi, ma questi subiscono come e più della metropoli un pro cesso di degrado e disgregazione che è prossimo ad annullare ogni vitalità sociale. Le piazze si svuotano e i centri commerciali si affollano di gente tutta presa ad ammassare i simboli del benessere consumistico nei salotti di casa. E nell’inseguimento di questi bisogni indotti aumentano i debiti, diminuiscono i servizi e decade l’ambiente che circonda le nostre case, mentre la frustrazione cresce proporzionalmente alle illusioni assorbite dalla televisione e ci impedisce d’individuare le cause reali del nostro malessere. È così che l’emigrazione ritorna l’unica via di fuga possibile per chi vuole raggiungere gli artificiali paradisi di benessere metropolitano. Lo sradicamento il punto d’arrivo reale di questo processo.Riattivare pratiche di socializzazione primaria, riacquistare il senso dello spazio comune come luogo dello stare insieme risulta quindi essere la prima conquista, propedeutica allo sviluppo di un rinnovato senso del bene comune come noi lo auspichiamo. Stare insieme per decidere insieme.A questo scopo, superare definitivamente la vulgata del “popolo dei no”, argomentare, sviluppare le nostre proposte e soprattutto divulgarle è un compito immediato e improrogabile. In questo senso vanno chiariti i termini di accesso alle istanze decisionali o consultive (commissioni provinciali, regionali, nazionali…, VIA, VAS, AIA), presso le quali far valere le nostre competenze, la razionalità dei nostri no, la fattibilità delle alternative e capitalizzare il patrimonio di consenso popolare raggiunto.Ma neanche questo basta, ché il capitalismo, si sa, ha un’indole “anarchica” e quando serve bypassa tanto il buon senso della scienza quanto il vincolo di legalità. La questione non è tecnica, bensì politica. È una questione di potere. A fronte degli assetti che vorrebbero i pr ocessi di trasformazione dei territori governati a discrezione solo di imprese e governanti, bisogna opporre la sovranità popolare quale unica istanza decisionale legittima. L’autogoverno diventa allora la prospettiva strategica dei movimenti territoriali e il senso politico ultimo del processo di crisi della rappresentanza da questi innescato. Ma questo processo costituente di un contropotere popolare territoriale deve dotarsi di una tattica e una strategia adeguate, di obiettivi intermedi attraverso i quali conquistare passo passo quote sempre maggiori di potere decisionale.Questa chiara esigenza di radicamento si presenta ancora più stringente alla luce della fase che si prospetta. Al di là dei risultati elettorali, ché in questa come in tutte le questioni essenziali la contrapposizione tra i due schieramenti si rivela una pura formalità, si apre una fase di accelerazione di tutti i processi di riassetto territoriale che in que sti anni sono stati preparati dai governi di ogni colore, tanto con dispositivi legislativi ad hoc (Legge Obiettivo, Sblocca Centrali…) quanto con la proliferazione, approvazione e avviamento dei vari interventi (centrali, ponti, autostrade, Tav) che, secondo i piani di adeguamento infrastrutturale di Confindustria, sono essenziali a riavviare il ciclo dell’accumulazione capitalistica. Non transigere né esitare è il mandato che prima delle elezioni Montezemolo ha trasmesso a entrambi i candidati Premier e possiamo star ben certi che il costituendo governo lo rispetterà, passando come un rullo compressore su tutte le resistenze locali che intralciano i piani di lor signori. E allora le RESISTENZE dovranno RESISTERE più fortemente e a questo compito prepararsi trovando più saldo radicamento nel tessuto sociale e metodi più efficaci di lotta per non essere spazzate via.S’impone allora un superamento del mutuo soccorso, che pure è necessario ma non basta ad articolare efficacemente le varie resistenze in una prospettiva strategica. Per essere concreti: se ad Aprilia si combatte contro la centrale a turbogas che la Sorgenia di De Benedetti vorrebbe costruire mentre a Gioia Tauro si prepara la resistenza alla realizzazione del megarigassificatore, che fa capo alla stessa azienda, è insensato che le lotte procedano parallele e unite solo da un generico vincolo di solidarietà. Serve una strategia chiara che articoli i passaggi di entrambe le lotte in una prospettiva volta ad inceppare i piani del nemico comune. Perché probabilmente la Sorgenia non avrà più interesse, o ne avrà meno, a costruire la Turbogas di Aprilia se non potrà disporre del gas naturale a basso costo garantito col rigassificatore di Gioia Tauro.In questo spirito abbiamo ragionato sull’incontro di Riace, a partire dal riconoscimento di uno speci fico storico economico e sociale dell’area meridionale che giustifica un’articolazione il più stretta possibile dei percorsi di lotta che vi si realizzano.Perché specifico è il modo in cui funziona nelle nostre aree il miraggio occupazionale, con cui spesse volte si vogliono sedurre le popolazioni di un territorio destinato ad accogliere uno di questi mostri. Specifico, in senso statistico perché maggiore, è il disagio economico che rende allettanti indennizzi economici e opere compensative che rispondono all’aspirazione spasmodica di benessere consumistico. E specifico, ancor di più, è il complesso d’inferiorità che le nostre popolazioni colonizzate subiscono verso l’onnipotenza del capitalismo industriale, anche in virtù delle fanfare mediatiche che c’inculcano la visione salvifica dello “sviluppo” e non ci fanno vedere come questo, storicamente, si sia già realizzato nei nostri territori come sottosviluppo, complementare e funzionale al primo. Il nostro malessere è l’altra faccia del benessere delle fasce sviluppate. Noi siamo il terzo mondo all’interno del primo mondo.Per questo proponiamo che le realtà di lotta meridionali che parteciperanno a questo incontro nazionale arrivino a Riace già dalla sera del 23, in modo che la mattina seguente si possa realizzare una prima assemblea meridionale…Riteniamo inoltre di dover arrivare a quest’appuntamento adeguatamente preparati, per dare allo stesso un respiro programmatico che ci faccia avanzare concretamente nel senso sopra indicato.E allora proponiamo che tutte le realtà di lotta calabresi s’incontrino nuovamente in una data intermedia per affrontare tematicamente le varie questioni ed articolarle in una visione organica da confrontare con quella delle altre regioni. E auspichiamo che, se si vorr&am p;ag rave; accogliere l’invito a un’assemblea meridionale, lo stesso si faccia nelle altre regioni del sud Italia.Per questo proponiamo una discussione che approfondisca le seguenti tematiche:* Infrastrutture, consumo del territorio e speculazione turistica ed edilizia* Privatizzazione di beni e servizi* Smaltimento rifiuti e nocività* Servitù energetiche* Rapporto tra lotte dei lavoratori e lotte per la difesa del territorio* Comunicazione e circolazione delle lotte

domenica 27 aprile 2008

SUD RIBELLE: TUTTI ASSOLTI!!

COSENZA - Assolti. E' caduta l'accusa contro Francesco Caruso, Luca Casarini e altri 11 no global, di associazione sovversiva per avere organizzato gli incidenti del 2001 durante il G8 di Genova ed il Global Forum di Napoli. Lo ha stabilito la Corte d'assise doi Cosenza. La sentenza è arrivata dopo un'ora e mezza di camera di consiglio, ed è stata letta dal presidente Maria Antonietta Onorati. Urla di gioia da parte degli imputati e di una cinquantina di supporter dei no global che hanno seguito il processo davanti al tribunale. "E' la dimostrazione che si è trattato di un teorema accusatorio costruito ad arte per aggredire e zittire i movimenti", è stato il commento del deputato uscente di Rifondazione comunista. Il pm Domenico Fiordalisi aveva chiesto 50 anni complessivi di reclusione, più pene accessorie. L'avvocatura dello Stato ha inoltre chiesto un risarcimento di 5 milioni di euro per danni materiali. La decisione è arrivata dopo un'ora e mezza di camera di consiglio. La condanna più alta, sei anni di reclusione e tre di libertà vigilata, era stata chiesta per Francesco Caruso, deputato uscente di Rifondazione comunista, Luca Casarini e Francesco Cirillo. Per Caruso, inoltre, è stata stabilita l'improcedibilità per uno dei reati contestati, per il quale era stato già giudicato dal Tribunale di Napoli. "Chiederemo ora il risarcimento dei danni, anche per il ritardo con cui è stata riconosciuta l'innocenza degli imputati a causa dell'irragionevole durata del processo", ha annunciato Annalisa Senese, uno dei legali dei no global. "Il pm Fiordalisi torna con la coda tra le gambe - ha detto Francesco Caruso -. E' stato affermato il nostro diritto di contestare il G8. Adesso chi ha disposto questo assurdo teorema dovrebbe rispondere con la propria carriera". Il magistrato ha lasciato l'aula senza fare commenti. Fiordalisi, dopo la lettura del dispositivo, è uscito da una porta secondaria accompagnato dalla sua scorta, evitando qualsiasi contatto con i giornalisti. Quindi ha lasciato il palazzo di giustizia.


Un "fatto politico importante" che "finalmente rovescia la verità artefatta che su Genova qualcuno voleva costruire", è stato il commento di Luca Casarini. "Sono molto contento, questo 25 aprile sarà ancora più bello" ha aggiunto il leader dei Disobbedienti del nord est. Adesso, ha concluso Casarini, "se dovesse passare l'ipotesi di sottoporre i magistrati ad un test, il primo a cui andrebbe fatto sarebbe il dottor Fiordalisi". "E' decisamente una buona notizia", è l'opinione del ministro uscente della solidarietà sociale, Paolo Ferrero. "Emerge infatti - dice Ferrero - come la protesta sociale e le grandi mobilitazioni di Genova del luglio 2001 non possano essere ridotte a fatti di ordine pubblico". Sono trascorsi sei anni da quando, il 15 novembre del 2002, furono arrestate venti persone nell'ambito di una inchiesta della Procura di Cosenza sugli scontri avvenuti a Genova e Napoli. L'indagine durò un anno e mezzo e fu avviata dopo il ritrovamento di un volantino fatto pervenire il 27 aprile del 2001 alla Rsu di una azienda di Rende. Nel volantino si rivendicava l' attentato fatto 15 giorni prima a Roma contro la sede dell'Istituto per gli Affari Internazionali. Il sostituto procuratore di Cosenza, Domenico Fiordalisi, aprì un fascicolo di indagine che si arricchì subito di due informative redatte dalla Digos di Cosenza e dai carabinieri del Ros. Inizialmente nell'inchiesta furono indagate complessivamente 42 persone nei confronti delle quali gli investigatori effettuarono numerose intercettazioni telefoniche, pedinamenti, riprese filmate ed intercettazioni anche di migliaia di e-mail. La presunta associazione sovversiva, costituita nel maggio 2001 a Cosenza, avrebbe avuto lo scopo, secondo l' accusa, di 'sovvertire violentemente' l' ordinamento economico dello Stato, caratterizzando l'organizzazione della 'Rete meridionale del sud ribelle' per farla diventare una più vasta e pericolosa associazione sovversiva attraverso l'utilizzo della violenza. A 13 delle persone arrestate venne contestato il reato di attentato contro organi costituzionali. Il processo ha avuto inizio il 2 dicembre 2004 e si è concluso questa sera con l'assoluzione di tutti gli imputati.

mercoledì 23 aprile 2008

No alla criminalizzazione delle lotte sociali, rilanciamo la lotto contro il ponte sullo stretto

Anche l’associazione Ottominuti sarà presente al presidio indetto per domani 24 aprile alle ore 9:30 presso il Tribunale di Cosenza.

In occasione della sentenza di primo grado, prevista per domani 24 aprile, contro i 13 attivisti della rete “Sud ribelle”, accusati di cospirazione politica volta a sovvertire l’ordine economico dello Stato, anche l’associazione Ottominuti sarà presente al presidio presso il tribunale di Cosenza.
Adesso più di prima dobbiamo impegnarci per rilanciare una conflittualità radicale nei nostri territori e per impedire la criminalizzazione del dissenso politico e sociale.
Ci vogliono tutti uguali e silenziosi, è questa la logica del pensiero unico capeggiato da Veltrusconi che già fa vedere le prime avvisaglie.
Infatti, ieri, a meno di 10 giorni dalla sconfitta elettorale, il Pd getta la maschera e le gravi dichiarazioni dell’ex prefetto ora senatore Desena favorevole assieme a Veltroni alla realizzazione del ponte sullo stretto lasciano intendere quale futuro ci attende.
Noi invece intendiamo rilanciare l’idea che il ponte sullo stretto è un opera inutile e dannosa, che non serve né alla Calabria, né alla Sicilia.
Faremo di tutto per rilanciare questa vertenza in modo che la lotta contro il ponte diventi come il No-Tav e il No dal Molin una vertenza nazionale, bisogna contestare l’apertura dei cantieri in modo che da questa vertenza possa crescere un sentimento di ribellismo che porti ad una nuova stagione di riscatto per tutto il meridione.

Reggio Calabria 23 aprile ’08

mercoledì 9 aprile 2008

UN VOTO UTILE PER TE......una scelta di party per noi.....

...UNA SCELTA DI PARTY!!!
Mercoledì 9 aprile a partire dalle ore 22.00Enoclub "Il Covo del Brigante"
Via del Torrione, 63 - Reggio Calabria

lunedì 7 aprile 2008

FESTA DI PARTE DI OTTOMINUTI

28 MARZO FESTA DI PARTE DI OTTOMINUTI A SOSTEGNO DELLA SINISTRA ARCOBALENO CON I DJ IGOR&LUCA





















































































































































































































































































































































mercoledì 2 aprile 2008

COMUNICATO STAMPA








Assemblea pubblica “Non ci avrete mai come volete voi” 27 Gennaio alle ore 18:00 organizzata dall’associazione 8 minuti, al Museo dello strumento musicale. Interverranno: Francesco Caruso, Nunzio D’Erme, Franco Piperno, Vincenzo Miliucci, Italo Di Sabato, Ramon Mantovani.

Il 2 febbraio a Cosenza ci sarà la manifestazione per i compagni e le compagne processati per aver organizzato le straordinarie giornate di mobilitazione di Genova 2001. Il cosiddetto “Sud ribelle” infatti, a distanza di sette anni, combatte ancora con l’assurda accusa di associazione sovversiva proprio mentre i processi per la macelleria Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini; mentre l’omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo; e mentre il parlamento ha respinto l’istituzione di una commissione d’inchiesta.
Già abbiamo assistito sbigottiti alle pene pesantissime inflitte per devastazione a 25 manifestanti ora invece è la volta degli imputati di Cosenza che rischiano anche loro di dover pagare per dei fatti che non hanno a che a fare neanche con la materialità di quelle giornate ma solo per la natura politica di quel grande appuntamento.
Questa ondata repressiva che sembra ormai non volgere più al termine sta mettendo in serio rischio la libertà di espressione, il diritto al dissenso e la democrazia di questo Paese.
Purtroppo anche a Reggio Calabria abbiamo avuto modo di registrare degli episodi che si inscrivono in questo orientamento nazionale: la criminalizzazione di azioni dimostrative atte ad esprimere contrarietà nei confronti di chi amministra questa città, l’imposizione di simboli che non fanno parte della cultura politica di tutta la cittadinanza, l’assenza totale di spazi liberi in cui poter incentivare la socializzazione e il confronto, l’attacco incondizionato agli stili di vita di tanti ragazzi e tante ragazze che hanno la sola colpa di aver affermato attraverso la propria esistenza: “non saremo mai come volete voi”.
Per tutti questi motivi lanciamo per domenica 27 gennaio alle ore 18:00 al Museo dello Strumento musicale, un’assemblea pubblica. Un’assemblea che tenta di porre al centro della discussione la vivibilità, la libertà e il diritto di cittadinanza di un pezzo di generazione a Reggio Calabria; che rimetta a tema la ferita aperta nel 2001; che incentivi la partecipazione del 2 febbraio a Cosenza.
Ci daranno una mano nel confronto Francesco Caruso, uno tra gli imputati del processo e oggi anche parlamentare del Prc; Nunzio D’Erme, leader di Action movimento delle case occupate di Roma; Vincenzo Miliucci dei Cobas; Italo Di Sabato, direzione nazionale del Prc e fondatore dell’Osservatorio anti repressione; Franco Piperno docente universitario; e infine Ramon Mantovani parlamentare del Prc e testimone ai processi di Genova.

COMUNICATO STAMPA

L’associazione OTTOMINUTI interviene in merito alla grave situazione di ordine pubblico che si è verificata questa mattina in piazza Italia a Reggio Calabria.
SOSPESA LA COSTITUZIONE A REGGIO CALABRIA
Quello che è successo questa mattina in piazza Italia a Reggio Calabria ha veramente dell’incredibile.
Capita spesso, sulla via principale della nostra città, che artisti di strada, più o meno abusivamente, improvvisino degli spettacoli per cercare, sperando nel buon senso dei passanti, di racimolare qualche spicciolo per “tirare a campare”.
Verso le 12 di questa mattina, davanti ad oltre 50 persone che guardavano molto divertiti lo spettacolo, si è svolto un perfetto blitz in stile antiterrorismo portato avanti dalla locale polizia municipale e da diversi agenti della digos della questura di Reggio Calabria.
Il loro obiettivo era quello di porre fine al concerto “non autorizzato” e di sequestrare tutti gli strumenti degli artisti.
I presenti hanno subito preso le difese degli artisti, chiedendo ai vigili di soprassedere, anche perché a Reggio Calabria quando si parla di illegalità ed abusivismo, si potrebbe cominciare sicuramente da qualche altra parte. Per esempio dalle delibere della giunta comunale che pur essendo state richieste dai consiglieri comunali da diversi mesi, ancora non sono state consegnate.
Per tutta risposta i vigili, davanti a più di cinquanta persone, hanno aggredito un cittadino che si opponeva energicamente al sequestro degli strumenti e lo hanno caricato di peso sull’automobile di vigili urbani, lo stesso si trova tutt’ora in stato di fermo presso la locale stazione della polizia municipale. Il tutto è avvenuto sotto gli occhi degli agenti della digos che nulla hanno fatto, per impedire, a giudizio di chi scrive, un arresto del tutto arbitrario e senza alcuna contestazione specifica.
Agli artisti sono stati sequestrati gli strumenti senza rilasciare alcun verbale di sequestro.
A Reggio Calabria oramai da diverso tempo non si capisce più cosa è legale e cosa non lo è. La ’ndrangheta domina la città con il silenzio assenso di gran parte delle istituzioni locali.
L’abusivismo e la clientela sono le relazioni fondamentali della nostra realtà, e alcuni giovani che fanno musica in strada diventano un problema di ordine pubblico.
Francamente tutto questo è inaccettabile, già dai prossimi giorni ci mobiliteremo per aprire una vertenza contro i soprusi e gli abusi di potere.
Chiediamo l’intervento del Prefetto e chiediamo di sapere chi sono i responsabili dell’ordine pubblico che questa mattina hanno compiuto un vero e proprio sopruso ai danni di cittadini onesti ed indifesi.

Reggio Calabria 14 gennaio ’08

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